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Crisi di Impresa

La nuova normativa – D.lgs. n. 14/2019 del 14/2/2019

Gli scopi del nuovo Codice della Crisi di Impresa sono innanzitutto quello di riordinare la normativa legata alla crisi e all’insolvenza dell’azienda, con la costituzione di un unico codice che superasse il regio decreto 267/1942 (c.d. Legge Fallimentare).

La prima novità, con profondi impatti sull’operatività aziendale, è l’imposizione all’imprenditore di istituire un assetto organizzativo idoneo, adeguato alla dimensione dell’impresa, anche con l’obiettivo di rilevare tempestivamente segnali di crisi, per assumere con immediatezza le misure idonee, al fine di (raccomandazione 2014/135/UE) «consentire alle imprese sane in difficoltà finanziaria di ristrutturarsi in una fase precoce, per evitare l’insolvenza e proseguire l’attività».

Lo scopo che permea l’intera normativa è il supporto ad un tessuto imprenditoriale composto da imprese di piccolo/media dimensione, spesso a carattere familiare e poco in grado di rilevare in anticipo e poi gestire autonomamente situazioni di difficoltà finanziaria, ma vi è anche il duplice scopo di tutelare i creditori dell’impresa, siano essi altre imprese, dipendenti, creditori di interesse pubblico (Inps, Fisco etc.) e, più in generale, tutti gli stakeholders dell’impresa stessa.

Le principali disposizioni che impattano sulla gestione ed operatività dell’azienda, sono quelle relative agli:

  1. Assetti organizzativi
  2. Responsabilità degli amministratori
  3. Nomina dell’organo di controllo

 

  1. ASSETTI ORGANIZZATIVI

In merito agli assetti organizzativi, viene aggiunto all’art. 2086 c.c., l’intero secondo comma: «L’imprenditore è il capo dell’impresa e da lui dipendono gerarchicamente i suoi collaboratori [2094 ss.]. L’imprenditore, che operi in forma societaria o collettiva, ha il dovere di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa, anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi dell’impresa e della perdita della continuità aziendale, nonché di attivarsi senza indugio per l’adozione e l’attuazione di uno degli strumenti previsti dall’ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale».

Pertanto l’organo amministrativo viene investito del dovere di organizzare l’impresa in modo adeguato alla sua dimensione e complessità, non solo in funzione della rilevazione di eventuali crisi aziendali. Si intende pertanto responsabilizzare l’imprenditore anche nella sua funzione di portatore di valore economico in senso generale.

Pertanto l’azienda dovrà prevedere un insieme di procedure e norme di funzionamento interne atte ad assicurare che il potere decisionale sia correttamente assegnato ed esercitato, secondo diversi livelli operativi, in base alla dimensione e complessità dell’azienda stessa.

Tale organizzazione consentirà non solo una migliore gestione societaria in situazioni di normalità, ma anche una tempestiva e precoce rilevazione di possibili segnali di crisi di impresa, al fine di favorirne la risoluzione prima che la gravità della crisi diventi irreversibile.

 

  1. RESPONSABILITA’ DEGLI AMMINISTRATORI

In merito alla responsabilità degli amministratori, è stato inserito all’art. 2476 c.c., il seguente comma:

«Gli amministratori rispondono verso i creditori sociali per l’inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione dell’integrità del patrimonio sociale. L’azione può essere proposta dai creditori quando il patrimonio sociale risulta insufficiente al soddisfacimento dei loro crediti. La rinunzia all’azione da parte della società non impedisce l’esercizio dell’azione da parte dei creditori sociali. La transazione può essere impugnata dai creditori sociali soltanto con l’azione revocatoria quando ne ricorrono gli estremi.»

Pertanto viene sancita la responsabilità degli amministratori con riferimento agli obblighi di conservazione del patrimonio sociale nei confronti dei creditori e si consente ai creditori stessi di esercitare l’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori, quando il patrimonio della società risulti insufficiente rispetto al soddisfacimento dei loro crediti; inoltre viene specificato che la rinuncia, da parte della società, all’azione sociale di responsabilità nei confronti degli amministratori, non impedisce l’esercizio di tale azione da parte dei creditori.

 

  1. NOMINA DELL’ORGANO DI CONTROLLO

Sono state altresì apportate delle modifiche alla disciplina relativa al sindaco o revisore legale, anche per rispondere all’esigenza di dotare le aziende di una struttura di controllo adatta a prevenire la crisi, evidenziandone i prodromi.

La nomina dell’organo di controllo o del revisore è divenuta così obbligatoria se la società:

  1. a) è tenuta alla redazione del bilancio consolidato;
  2. b) controlla una società obbligata alla revisione legale dei conti;
  3. c) ha superato per due esercizi consecutivi (ad oggi 2017 e 2018) almeno uno dei seguenti limiti:

1) totale dell’attivo dello stato patrimoniale: 4 milioni di euro;

2) ricavi delle vendite e delle prestazioni: 4 milioni di euro;

3) dipendenti occupati in media durante l’esercizio: almeno 20 unità.

L’obbligo di nomina dell’organo di controllo o del revisore cessa quando per due esercizi consecutivi non è superato alcuno dei predetti limiti.

 

PROCEDURA DI ALLERTA, INDICATORI DI CRISI E IL RUOLO DEGLI ORGANI DI CONTROLLO E DELL’OCRI

L’obiettivo principe della riforma è di far emergere anticipatamente la crisi, così da poterla gestire e risolvere prima che divenga irreversibile

Per realizzare l’obiettivo, vengono individuati degli indicatori di squilibri di natura economica, patrimoniale o finanziaria, tali che potrebbero rendere l’azienda non in grado di sostenere i debiti per almeno sei mesi o comunque far risultare compromessa la prospettiva di continuità aziendale per l’esercizio in corso.

La nuova normativa introduce pertanto degli strumenti di allerta, che consistono in obblighi di segnalazione posti a carico di determinati soggetti, finalizzati, unitamente agli obblighi organizzativi posti a carico dell’imprenditore dal codice civile, alla tempestiva rilevazione degli indizi di crisi dell’impresa ed alla sollecita adozione delle misure più idonee alla sua composizione.

Costituiscono indicatori di crisi gli squilibri di carattere reddituale, patrimoniale o finanziario, rapportati alle specifiche caratteristiche dell’impresa e dell’attività imprenditoriale svolta dal debitore, tenuto conto della data di costituzione e di inizio dell’attività, rilevabili attraverso appositi indici che diano evidenza della sostenibilità dei debiti per almeno i sei mesi successivi e delle prospettive di continuità aziendale per l’esercizio in corso o, quando la durata residua dell’esercizio al momento della valutazione è inferiore a sei mesi, per i sei mesi successivi. A questi fini, sono indici significativi quelli che misurano la sostenibilità degli oneri dell’indebitamento con i flussi di cassa che l’impresa è in grado di generare e l’adeguatezza dei mezzi propri rispetto a quelli di terzi. Costituiscono altresì indicatori di crisi ritardi nei pagamenti reiterati e significativi

Sarà il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili, tenuto conto delle migliori prassi nazionali ed internazionali, ad elaborare con cadenza almeno triennale, in riferimento ad ogni tipologia di attività economica secondo le classificazioni I.S.T.A.T., gli indici che, valutati unitariamente, fanno ragionevolmente presumere la sussistenza di uno stato di crisi dell’impresa.

L’impresa che non ritenga adeguati, in considerazione delle proprie caratteristiche, gli indici elaborati da CNDCEC, ne specifica le ragioni nella nota integrativa al bilancio di esercizio e indica, nella medesima nota, gli indici idonei a far ragionevolmente presumere la sussistenza del suo stato di crisi. Un professionista indipendente attesta l’adeguatezza di tali indici in rapporto alla specificità dell’impresa. L’attestazione è allegata alla nota integrativa al bilancio di esercizio e ne costituisce parte integrante. La dichiarazione, attestata in conformità al secondo periodo, produce effetti per l’esercizio successivo.

Da quanto sopra emerge con tutta evidenza che l’impresa ha l’obbligo di istituire (qual’ora non presenti) o adeguare in modo appropriato, appositi sistemi di budget, reporting, controllo etc., al fine di effettuare un adeguato monitoraggio e pianificazione di tutte le informazioni economiche, patrimoniali e finanziarie dell’azienda.

Gli organi di controllo societari, il revisore contabile e la società di revisione, ciascuno nell’ambito delle proprie funzioni, hanno l’obbligo di verificare che l’organo amministrativo valuti costantemente, assumendo le conseguenti idonee iniziative, se l’assetto organizzativo dell’impresa è adeguato, se sussiste l’equilibrio economico finanziario e quale è il prevedibile andamento della gestione, nonché di segnalare immediatamente allo stesso organo amministrativo l’esistenza di fondati indizi della crisi

La segnalazione deve essere motivata, fatta per iscritto, e deve contenere la fissazione di un congruo termine, non superiore a trenta giorni, entro il quale l’organo amministrativo deve riferire in ordine alle soluzioni individuate e alle iniziative intraprese. In caso di omessa o inadeguata risposta, ovvero di mancata adozione nei successivi sessanta giorni delle misure ritenute necessarie per superare lo stato di crisi, i soggetti di cui sopra informano senza indugio l’OCRI (Organismo di Composizione della Crisi di Impresa), istituito presso le Camere di Commercio), fornendo ogni elemento utile per le relative determinazioni.

La tempestiva segnalazione all’organo amministrativo costituisce causa di esonero dalla responsabilità solidale per le conseguenze pregiudizievoli delle omissioni o azioni successivamente poste in essere dal predetto organo, che non siano conseguenza diretta di decisioni assunte prima della segnalazione. Non costituisce giusta causa di revoca dall’incarico la segnalazione effettuata di cui sopra.

Le banche e gli altri intermediari finanziari di cui all’articolo 106 del testo unico bancario, nel momento in cui comunicano al cliente variazioni o revisioni o revoche degli affidamenti, ne danno notizia anche agli organi di controllo societari, se esistenti. Questo aspetto è assai rilevante, in quanto rende le banche stesse soggetti partecipanti in modo attivo alla procedura.

Anche l’Agenzia delle Entrate, l’Istituto nazionale della previdenza sociale e l’Agente della riscossione, hanno l’obbligo, per i primi due soggetti a pena di inefficacia del titolo di prelazione spettante sui crediti dei quali sono titolari, per il terzo a pena di inopponibilità del credito per spese ed oneri di riscossione, di dare avviso al debitore, che la sua esposizione debitoria ha superato determinati importi previsti dalla normativa.

Per meglio specificare, gli «OCRI» sono gli organismi di composizione della crisi d’impresa ed hanno il compito di ricevere le segnalazioni di allerta, nonché gestire la fase della composizione assistita della crisi.

L’attivazione e l’accesso all’OCRI, sia per segnalazione interna da parte dell’impresa o esterna da parte dei creditori pubblici qualificati, comporta l’avvio di una proceduta al termine della quale, alternativamente:

  1. Si verifica l’inesistenza degli indicatori di crisi e pertanto si archivia la relativa proceduta
  2. Si verifica la bontà del percorso di risanamento previsto dell’impresa
  3. Si giunge all’accesso di una procedura di regolazione della crisi ovvero alla liquidazione giudiziale

Pertanto l’OCRI svolge un delicato ruolo, dovendo determinare la sussistenza o meno della crisi di impresa ed eventualmente risolvere disaccordi tra gli organi di controllo e gli organi amministrativi dell’impresa, e dovendo altresì valutare ed eventualmente scegliere i percorsi di risanamento da intraprendere

In conclusione, gli strumenti di allerta hanno l’obiettivo di far emergere con il massimo anticipo i segnali di una possibile crisi dell’impresa, con lo scopo di individuare una soluzione attraverso l’adozione di misure riorganizzative dell’attività imprenditoriale

La composizione assistita della crisi è invece una soluzione che viene posta in essere attraverso una trattativa con i creditori, nella quale l’OCRI si pone come mediatore professionale attivo tra le parti, anche a garanzia della coerenza e trasparenza delle soluzioni adottate. La composizione assistita della crisi si conclude in modo positivo allorquando l’azienda debitrice sottoscriva un accordo con i creditori. Qual’ora allo scadere del termine del procedimento (durata 3 mesi + eventuali ulteriori 3 mesi di proroga), non sia stato concluso un accordo con i creditori e la situazione di crisi sia ancora in essere, l’OCRI invita il debitore a presentare domanda di accesso ad una delle procedure di regolazione della crisi o dell’insolvenza nel termine di 30 giorni

Dall’analisi ed illustrazione sopra svolta, emerge con chiarezza che la media impresa deve dotarsi quanto prima di adeguati strumenti di gestione e controllo, spesso demandati, a tutt’oggi, al solo intuito personale dell’imprenditore.

L’evoluzione dei mercati impone di ripensare il modello di gestione d’impresa, in una ottica che non vada solo a tutela dell’impresa stessa ma di tutti gli stakeholders, facenti parti, in modo interconnesso, dell’intero tessuto socio-economico del paese. La nuova normativa fornisce un impulso in questa direzione, e la sfida per gli imprenditori, soprattutto nel caso di imprese a carattere familiare, consiste non solo nel prendere atto dei cambiamenti già avvenuti, ma nell’interpretare in modo corretto i cambiamenti da intraprendere per rimanere con successo sul mercato e crescere.

Le procedure di allerta e di composizione assistita della crisi entreranno in vigore decorsi 18 mesi dalla data di pubblicazione in G.U. del CCII e, quindi, a decorrere dal 15 agosto 2020.